spaghetti

Per quale ragione uno spaghetto, quando viene cotto, cambia la sua forma? Non sembra una domanda seria, e neppure importante, ma due ingegneri dell’università della California non la pensano così.

Per Nathaniel N. Goldberg e Oliver M. O’Reilly dell’Università della California di Berkeley gli spaghetti nascondono un segreto. I due ingegneri, osservando la cottura degli spaghetti, si sono chiesti per quale ragione la pasta passasse da una forma rigida e fragile a quella floscia e morbida a cui siamo abituati.

Il loro studio, che può sembrare quasi uno scherzo, serve a descrivere un modello matematico utile all’industria alimentare.

Lo studio: ecco il segreto degli spaghetti

I due studiosi hanno pubblicato la loro ricerca sulla rivista Physical Review E. Lo studio parte da altre ricerche precedenti che avevano studiato il comportamento degli spaghetti nell’acqua.
Hanno osservato dunque il procedimento di cottura, identificando tre stadi: incurvato, depositato e arrotolato. Infatti, gli spaghetti, in acqua bollente prima si incurvano sul bordo, per poi depositarsi sul fondo ed infine arrotolarsi tra loro.

Non sembra nulla di incredibile fino a qui, ma lo studio non si è fermato. Si sono infatti chiesti quale proprietà fisica permettesse agli spaghetti du assumere questo comportamento in acqua. Inizialmente, si supponeva fosse dovuto in parte alla gravità e in parte all’elasticità della pasta. Si sono quindi interrogati sul singolo spaghetto.
Hanno messo a mollo in acqua a temperatura ambiente un solo spaghetto, fotografando ogni 15 minuti gli sviluppi. Dopo due ore, sono stati in grado di verificare la prevedibilità della deformazione.

Lo studio sugli spaghetti potrebbe essere candidato agli Ig Nobel

Lo studio tiene anche conto di fattori come la gravità e la densità, oltre che l’elasticità degli spaghetti. Sulla base della prevedibilità della deformazione riscontrata, i ricercatori hanno quindi sviluppato un modello matematico capace di prevedere il cambiamento degli spaghetti che, come hanno dichiarato, verrà in futuro applicato anche ad altri tipi di pasta (lasagna e rigatoni, per esempio) e fornirà un grosso aiuto alle aziende produttrici di pasta.
Come è già capitato altre volte per le ricerche svolte a Berkeley anche questa potrebbe essere candidata per gli IgNobel. Il premio è assegnato agli studi che non sembrano particolarmente seri, ma che fanno comunque riflettere.