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Anche il mondo della ristorazione non è rimasto indifferente all’enorme crisi umanitaria che sta causando il conflitto scatenato da Putin. Oltre alle donazioni di viveri e beni di prima necessità, lo chef Carlo Cracco è al lavoro per attuare progetti concreti in favore del popolo ucraino.

Le parole di Carlo Cracco

Nelle ultime settimane anche il mondo della ristorazione si sta mobilitando per rispondere alla crisi ucraina. In particolare, lo chef Carlo Cracco ha parlato di aiuti concreti che si starebbero studiando nell’ambito del progetto internazionale Ambasciatori del gusto, a margine della sigla del protocollo d’intesa con Fiera Milano.

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Nulla è ancora certo, ma l’ex giudice di MasterChef ha spiegato che: “Ci sono delle iniziative che stiamo cercando di svolgere e lo stiamo facendo attraverso canali tradizionali o l’attività del fare rete.” 

Focus principale delle proposte attualmente sul tavolo è quello di salvaguardare i ragazzi che provengono dall’Ucraina e che frequentano le scuole alberghiere. Lo chef ha aggiunto anche: “Stiamo cercando di trovare qualcosa di concreto che possa aiutare. […] L’unica cosa che adesso possiamo dire è che è una situazione terribile.”  

La vocazione umanitaria di Carlo Cracco

Non è la prima volta che Carlo Cracco si espone per rispondere ad un’emergenza umanitaria. In passato è stato il volto di diverse campagne contro lo spreco alimentare. Si è distinto nei momenti più bui della pandemia, preparando i pranzi agli operai che hanno costruito i reparti Covid dell’ex Fiera Milano. Recentemente si è recato in Sri Lanka per conto dell’IFAD per un progetto a sostegno delle comunità agricole colpite dal cambiamento climatico.

L’impatto della guerra in Ucraina sul mondo della ristorazione

Durante la conferenza in Fiera Milano, si è inevitabilmente parlato anche dell’impatto della guerra in Ucraina sul mondo della ristorazione. Rinunciare al turismo russo avrà infatti delle ripercussioni pesanti, specie per i ristoranti più blasonati e prestigiosi. Nulla però, sottolinea Cracco, in confronto al periodo del Covid. Lo chef ha infatti sottolineato: “In pandemia non c’era né il russo né l’americano. Peggio di quello credo che non ci sia. Cerchiamo di darci da fare e andare oltre quello che sta succedendo.”