Carlo Cracco, molto più di uno chef: la sua passione per i vini pregiati

Carlo-Cracco

Tutti noi conosciamo Carlo Cracco come uno degli chef più famosi del panorama italiano. Oltre ad essere noto per i suoi ristoranti, i suoi piatti stellati e per ala sua fiorente carriera televisiva, il protagonista di Dinner Club ha anche un’altra passione che coltiva sin da quando era solo un ragazzo: quella per i vini. In una recente intervista ha anche raccontato un’incredibile aneddoto che riguarda proprio delle bottiglie preziose.

Carlo Cracco e la passione per i vini pregiati

Oltre alla cucina, la più grande passione di Carlo Cracco sono i vini pregiati. Oggi possiede una cantina con bottiglie pregiatissime nel suo ristorante di Milano ed è anche diventato produttore. Insieme alla moglie Rosa Fanti, lo chef ha infatti acquistato un’azienda agricola a Sant’Arcangelo di Romagna nella quale produce La Ciola (Rubicone bianco, miscela di Grechetto Gentile, Malvasia di Candia e Bombino) e Fiammarossa (Trebbiano Rubicone).

In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex giudice di Masterchef ha raccontato della sua passione per i vini che coltiva sin da quando aveva solo 20 anni. Parallelamente alle sue prime esperienze in cucina infatti, frequentò anche un corso da sommelier. 

Un esperienza piuttosto difficile che lo chef ricorda così: “Durante le lezioni mi maltrattavano, ma poi l’esame l’ho passato lo stesso, nel 1987, quando lavoravo da Gualtiero Marchesi.” Aggiungendo poi: “Mi dicevano che ero un cuoco e dovevo fare il cuoco e stop. Ma avevo, e ho ancora, una vera passione per il vino.”

Il racconto di Cracco: “Mi gettai tra le fiamme per salvare bottiglie preziose”

Per sottolineare questo vero e proprio amore per il vino, Carlo Cracco ha raccontato un  aneddoto che lo ha segnato profondamente. “Quando lavoravo a Firenze all’Enoteca Pinchiorri” racconta Cracco: “Ci fu un incendio che distrusse 25 mila bottiglie. Bruciava tutto. Ho messo in salvo quante più bottiglie potevo. Anche una magnum di Montevertine, Le Pergole Torte del 1981. Giorgio Pinchiorri me l’ha regalata come ricompensa. È ancora qui, mi segue.”

La preziosa bottiglia infatti fa ancora parte della sua collezione ed è custodita nella cantina del suo ristorante di Milano. Insieme ad altre 2.500 etichette e spettacolari serie di annate, la magnum riposa in quella che più che una cantina sembra il caveau di una banca. Sofisticati sistemi di sicurezza, botti in legno pregiato e strumenti per il controllo della temperatura, sono stati costruiti su richiesta dello chef per preservare al meglio questo tesoro.

Del resto, ammette Cracco: “Se fossi stato astemio sarei ricchissimo.” Invece: “I primi soldi che ho guadagnato li ho usati per comprare vino.” E infine aggiunge: “La malattia del vino non mi ha mai lasciato, ho sempre acquistato bottiglie non tanto per il valore ma per la persona e la storia che stanno dietro all’etichetta. Mi piace che parlino del territorio da cui vengono. È un po’ come la cucina, siamo tutti cuochi ma ognuno cerca di dare il suo tocco. La cosa più bella è far emergere questa differenza.”

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